Revit
Amici della modellazione 3D, ecco un software veramente valido
Ormai è esattamente un anno che sono registrato al portale più importante dedicato al software BIM Revit di casa Autodesk. E' un programma eccezionale che semplifica di molto il lavoro che normalmente occorre eseguire per un progetto: grazie al concetto di database relazionale, tutti gli elementi di un progetto sono raccolti in un database e collegati tra loro secondo diversi livelli di relazione, in funzione delle proprietà intrinseche che ogni elemento possiede, dove ogni vista di progetto, ogni pianta o sezione, non è nient'altro che una rappresentazione aggiornata in tempo reale del database.
Vorrei anche elogiare la semplicità con cui è possibile modellare all'interno dell'ambiente Revit tutti gli elementi che concorrono ad un progetto, valutarne la fattibilità costruttiva come non mai, le interferenze e il coordinamento tra elementi diversi e in fasi diverse.
Credo che in Italia siano davvero pochi i professionisti che lo utilizzino in modo consistente, sono certo di qualche esempio nel Veneto e in Lombardia, comunque pochi.
Quello che voglio dire è che sarebbe meglio dare una formazione più mirata già dall'università a questo software che grazie al controllo parametrico delle famiglie dà la garanzia di assoluta rapidità di cambiamento nel rispetto dei dettagli costruttivi e quindi l'infinita autonomia del progettista di fronte alla produzione della documentazione dell'idea di progetto.
Molti errori grossolani verrebbero evitati, ci si potrebbe concentrare di più su problematiche spesso delegate a corsi specifici ma che investono la realtà quotidiana del progettare, come le tolleranze di cantiere, le problematiche di posa e manutenzione, la redazione di un fascicolo del fabbricato, la progettazione sincronizzata di tutti i sistemi tecnologici, banalizzando impianti, strutture e finiture tutti in una visione olistica e fattibile, con un unico obiettivo che è l'idea di progetto.
Il lavorare in squadre dove ognuno si specializza su un determinato argomento richiede un altissimo livello di coordinazione e quindi di organizzaione a monte della progettazione vera e propria. Ci si deve avvalere di strumenti adeguati allo scopo, ma se non si conoscono questi strumenti, se non se ne comprendono le potenzialità, o meglio se non si riesce ad usarli in modo da ottenere i massimi benefici, ogni tentativo di miglioramento nella direzione della coordinazione sarà vano o addiritura controproducente, nella migliore delle ipotesi indifferente.
Allora è sui banchi di scuola che la formazione deve avvenire in modo graduale e completo, perchè si sperimenti quando l'errore fa solo un danno temporaneo e di punteggio (ma non formativo) e non quando un errore può costare molto caro, economicamente o socialmente con la perdita di vite umane.
Siamo moralmente obbligati ad accettare questo tipo di miglioramento, non in sostituzione del modo tradizionale di "disegnare", che è la materializzazione di un processo mentale di ideazione (cosa che non può essere relegata solo al mondo della carta e che non può essere sotituita dal mondo dei byte), ma che si deve adeguare e ampliare alla velocità che viene richiesta dai fattori esterni all'ideazione: ben vengano progetti che richiedono sforzi in termini di tempo molto cospicui se questo significa avere ottimi progetti, ciò che non è tollerabile è il dover revisionare ripetutamente disegni che poi andranno ristampati per poi essere revisionati fino all'approvazione per poi essere modificati in corso d'opera perchè un particolare nodo non era sato preso in considerazione o perchè la realtà ha piegato al suo volere le linee del progettista (sono costi in più che gravano da principio solo sul progettista, ma poi in modo esponenziale sul committente).
Se fino a 40 anni fa c'erano fino a 8 insegnamenti di disegno manuale in una facoltà di architettura, questo era dato dal fatto che un professionista allora doveva sapere disegnare bene, tanto banale quanto importante: era il suo strumento di lavoro, non poteva permettersi di non conoscerlo appieno. Oggi sono richiesti gli stessi sforzi progettuali ma con strumenti differenti con rese e potenzialità differenti dal passato, anche dal passato appena trascorso poichè per fortuna è un campo della tecnologia che non conosce sosta, è sempre in fermento anche grazie alla concorrenza delle grandi piattaforme dedicate al disegno architettonico e strutturale.
Obiettivamente le tecniche e la mole di lavoro da affrontare rispetto al passato sono molto cambiate, ma la cosa che non è riuscita a venire meno è il saper fare le cose, il saper costruire, l'intelligenza e la manualità, il saper scegliere. Queste sono purtroppo le cose che non possono passare sui banchi di scuola in quanto verità assolute, perchè sono anch'esse in evoluzione con problematiche nuove legate al componente edilizio o ai materiali in questione.
Ciò che però può passare, e solo poche volte ci riesce, è il metodo di come ci si deve comportare di fronte a un problema. La realtà ci insegna che non esiste una soluzione univoca ai prolemi con cui ci troviamo a lavorare ogni giorno, ma esistono metodi di valutazione di quali possono essere le soluzioni migliori. Vale a dire si deve avere chiaro il problema, con le sue sfaccettature più intime, le sue correlazioni con altri aspetti significativi della questione, dare una scala di priorità e misurare la qualità delle singole soluzioni al problema ben determinato. Questo si traduce in una spesa iniziale di conoscenza delle condizioni al contorno che ruba tempo, per così dire, alla fase decisionale, che a questo punto potrebbe essere solo un mero confronto di indici e valori, ma che nel caso di relazoni complesse richiede quasi obbligatoramente l'ausilio di un calcolatore.
In Italia manca un riferimento forte indipendente dall'accademia, non necessariamente un'associazione:ormai basta una community, un portale internet, un sito dove le risorse per ampliare le soluzioni, sperimentare e condividere i saperi siano in italiano, cosa che sicuramente aiuterebbe tanti ad avvicinarsi agli strumenti nuovi e dare quindi una possibilità in più alla qualità della progettazione made in Italy. Non perchè la rappresentazione 3D sia una moda, ma perchè è una necessità imposta dalla società che si avvicina da non addetta ai lavori e chiede delle prefegurazioni accessibili del progetto. Non perchè attraverso una grafica accattivante si badi meno al contenuto e più alla forma, ma perchè si controlli in modo completo il progetto costringendo i progettisti a non tralasciare nulla, perchè altrimenti non verrebbe rappresentato. Non per soppiantare il disegno manuale, ma per ampliare il necessario bagaglio di conoscenze del progettista che, naturalmente, evolvendosi prende sempre più corposità con una crescita che tende all'esponenziale, integrando le basi consolidate con elementi nuovi, dando così la maggior libertà al progettista di combinarli per ottenere quelle soluzioni che ritiene migliori.
Ormai è esattamente un anno che sono registrato al portale più importante dedicato al software BIM Revit di casa Autodesk. E' un programma eccezionale che semplifica di molto il lavoro che normalmente occorre eseguire per un progetto: grazie al concetto di database relazionale, tutti gli elementi di un progetto sono raccolti in un database e collegati tra loro secondo diversi livelli di relazione, in funzione delle proprietà intrinseche che ogni elemento possiede, dove ogni vista di progetto, ogni pianta o sezione, non è nient'altro che una rappresentazione aggiornata in tempo reale del database.
Vorrei anche elogiare la semplicità con cui è possibile modellare all'interno dell'ambiente Revit tutti gli elementi che concorrono ad un progetto, valutarne la fattibilità costruttiva come non mai, le interferenze e il coordinamento tra elementi diversi e in fasi diverse.
Credo che in Italia siano davvero pochi i professionisti che lo utilizzino in modo consistente, sono certo di qualche esempio nel Veneto e in Lombardia, comunque pochi.
Quello che voglio dire è che sarebbe meglio dare una formazione più mirata già dall'università a questo software che grazie al controllo parametrico delle famiglie dà la garanzia di assoluta rapidità di cambiamento nel rispetto dei dettagli costruttivi e quindi l'infinita autonomia del progettista di fronte alla produzione della documentazione dell'idea di progetto.
Molti errori grossolani verrebbero evitati, ci si potrebbe concentrare di più su problematiche spesso delegate a corsi specifici ma che investono la realtà quotidiana del progettare, come le tolleranze di cantiere, le problematiche di posa e manutenzione, la redazione di un fascicolo del fabbricato, la progettazione sincronizzata di tutti i sistemi tecnologici, banalizzando impianti, strutture e finiture tutti in una visione olistica e fattibile, con un unico obiettivo che è l'idea di progetto.
Il lavorare in squadre dove ognuno si specializza su un determinato argomento richiede un altissimo livello di coordinazione e quindi di organizzaione a monte della progettazione vera e propria. Ci si deve avvalere di strumenti adeguati allo scopo, ma se non si conoscono questi strumenti, se non se ne comprendono le potenzialità, o meglio se non si riesce ad usarli in modo da ottenere i massimi benefici, ogni tentativo di miglioramento nella direzione della coordinazione sarà vano o addiritura controproducente, nella migliore delle ipotesi indifferente.
Allora è sui banchi di scuola che la formazione deve avvenire in modo graduale e completo, perchè si sperimenti quando l'errore fa solo un danno temporaneo e di punteggio (ma non formativo) e non quando un errore può costare molto caro, economicamente o socialmente con la perdita di vite umane.
Siamo moralmente obbligati ad accettare questo tipo di miglioramento, non in sostituzione del modo tradizionale di "disegnare", che è la materializzazione di un processo mentale di ideazione (cosa che non può essere relegata solo al mondo della carta e che non può essere sotituita dal mondo dei byte), ma che si deve adeguare e ampliare alla velocità che viene richiesta dai fattori esterni all'ideazione: ben vengano progetti che richiedono sforzi in termini di tempo molto cospicui se questo significa avere ottimi progetti, ciò che non è tollerabile è il dover revisionare ripetutamente disegni che poi andranno ristampati per poi essere revisionati fino all'approvazione per poi essere modificati in corso d'opera perchè un particolare nodo non era sato preso in considerazione o perchè la realtà ha piegato al suo volere le linee del progettista (sono costi in più che gravano da principio solo sul progettista, ma poi in modo esponenziale sul committente).
Se fino a 40 anni fa c'erano fino a 8 insegnamenti di disegno manuale in una facoltà di architettura, questo era dato dal fatto che un professionista allora doveva sapere disegnare bene, tanto banale quanto importante: era il suo strumento di lavoro, non poteva permettersi di non conoscerlo appieno. Oggi sono richiesti gli stessi sforzi progettuali ma con strumenti differenti con rese e potenzialità differenti dal passato, anche dal passato appena trascorso poichè per fortuna è un campo della tecnologia che non conosce sosta, è sempre in fermento anche grazie alla concorrenza delle grandi piattaforme dedicate al disegno architettonico e strutturale.
Obiettivamente le tecniche e la mole di lavoro da affrontare rispetto al passato sono molto cambiate, ma la cosa che non è riuscita a venire meno è il saper fare le cose, il saper costruire, l'intelligenza e la manualità, il saper scegliere. Queste sono purtroppo le cose che non possono passare sui banchi di scuola in quanto verità assolute, perchè sono anch'esse in evoluzione con problematiche nuove legate al componente edilizio o ai materiali in questione.
Ciò che però può passare, e solo poche volte ci riesce, è il metodo di come ci si deve comportare di fronte a un problema. La realtà ci insegna che non esiste una soluzione univoca ai prolemi con cui ci troviamo a lavorare ogni giorno, ma esistono metodi di valutazione di quali possono essere le soluzioni migliori. Vale a dire si deve avere chiaro il problema, con le sue sfaccettature più intime, le sue correlazioni con altri aspetti significativi della questione, dare una scala di priorità e misurare la qualità delle singole soluzioni al problema ben determinato. Questo si traduce in una spesa iniziale di conoscenza delle condizioni al contorno che ruba tempo, per così dire, alla fase decisionale, che a questo punto potrebbe essere solo un mero confronto di indici e valori, ma che nel caso di relazoni complesse richiede quasi obbligatoramente l'ausilio di un calcolatore.
In Italia manca un riferimento forte indipendente dall'accademia, non necessariamente un'associazione:ormai basta una community, un portale internet, un sito dove le risorse per ampliare le soluzioni, sperimentare e condividere i saperi siano in italiano, cosa che sicuramente aiuterebbe tanti ad avvicinarsi agli strumenti nuovi e dare quindi una possibilità in più alla qualità della progettazione made in Italy. Non perchè la rappresentazione 3D sia una moda, ma perchè è una necessità imposta dalla società che si avvicina da non addetta ai lavori e chiede delle prefegurazioni accessibili del progetto. Non perchè attraverso una grafica accattivante si badi meno al contenuto e più alla forma, ma perchè si controlli in modo completo il progetto costringendo i progettisti a non tralasciare nulla, perchè altrimenti non verrebbe rappresentato. Non per soppiantare il disegno manuale, ma per ampliare il necessario bagaglio di conoscenze del progettista che, naturalmente, evolvendosi prende sempre più corposità con una crescita che tende all'esponenziale, integrando le basi consolidate con elementi nuovi, dando così la maggior libertà al progettista di combinarli per ottenere quelle soluzioni che ritiene migliori.
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